22.01.2010
Nuove prospettive per le protesi di mano: la realtà della cybermedicina
Le sinergie tra medicina ed ingegneria sono particolarmente evidenti nel campo delle protesi di arto

Nell’ambito della ricerca clinica si osservano sempre maggiori sinergie con le conoscenze che provengono da altre scienze applicate prima fa tutte la bioingegneria.

Attraverso l’ingegneria “biomedica” si ricercano nuove soluzioni con la progettazione e lo sviluppo di tecnologie dedicate. Le sinergie tra medicina ed ingegneria sono particolarmente evidenti nel campo delle protesi di arto.

Fino a pochissimi anni fa se una persona subiva una mutilazione a causa di una patologia o di un evento traumatico l’attore principale era il clinico che cercava di salvare la vita al paziente, e al contempo, di limitare la perdita di funzioni.

Oggi il clinico collabora con l’ingegnere biomedico, insieme ipotizzano soluzioni cibernetiche, attraverso la creazione di sistemi ibridi uomo macchina. Sistemi in cui un dispositivo protesico robotico viene integrato nel corpo umano e interconnesso al suo sistema nervoso.

L’Italia riveste un ruolo da protagonista in questo campo, grazie al progetto “LifeHand” che vede coinvolte l’Università Campus Biomedico di Roma e la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa.

Il progetto ha riguardato l'impianto di un'interfaccia neurale nei nervi periferici di un paziente amputato, per permettere il controllo di una protesi cibernetica di mano.

Un arto artificiale con cinque dita comandate dal cervello.

Il sistema LifeHand sfrutta il concetto di interfacce neurali. Un’interfaccia neurale è un dispositivo che stabilisce un ponte comunicativo diretto tra il sistema nervoso di un utilizzatore e dei pc, bypassando i muscoli che sono i normali effettori del corpo umano.

Le interfacce neurali utilizzate dal Lifehand comunicano con il sistema nervoso periferico. In particolare 4 sottilissimi elettrodi LIFE (Longitudinal IntraFascicular Electrode) sono stati impiantati nei nervi residui dell’arto amputato e tramite i 32 canali a disposizione (8 per ciascuno) si è riusciti a estrarre i comandi motori che il paziente inviava alla protesi e a fornire, in senso opposto, le informazioni di tipo sensoriale. Questo nuovo tipo di arto artificiale, controllato dal cervello umano, apre nuove frontiere per tutti i pazienti in attesa di ricevere protesi ad uno o più arti.

Il vantaggio della cybermano è evidente: produrre un arto decisamente più leggero rispetto alle attualmente disponibili, che consente movimenti fluidi, direttamente comandati dal paziente e dal suo cervello, proprio come un arto vero.

 

Fonte: Di Pino G. et al.. Progress in Neurobiology 2009; 88 (2):114-126