19.06.2007
Cancro del polmone e fumo di sigaretta
Numerosi studi hanno stimato che, in un paese come gli Stati Uniti, l’80-90% delle morti da cancro potrebbe essere evitato esercitando un’azione energica sui fattori di rischio. Tra questi, il fumo di tabacco è, senza ombra di dubbio, quello che maggiormente può essere controllato.

Numerosi studi hanno stimato che, in un paese come gli Stati Uniti, l’80-90% delle morti da cancro potrebbe essere evitato esercitando un’azione energica sui fattori di rischio. Tra questi, il fumodi tabacco è, senza ombra di dubbio, quello che maggiormente può essere controllato.

La relazione tra fumo attivo di tabacco e maggior frequenza di malattia è da tempo definitivamente acclarato: si tratta del più potente cancerogeno che l’umanità abbia mai conosciuto ed è la principale causa di morte nei Paesi industrializzati.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 90-95% dei tumori polmonari, l’80-85% delle bronchiti croniche ed enfisema polmonare ed il 20-25% degli incidenti cardiovascolari sono dovuti al fumo di tabacco.
L’assunzione costante e prolungata di tabacco è in grado di incidere sulla durata della vita media oltre che sulla qualità della stessa. La metà circa di coloro che hanno iniziato a fumare nell’adolescenza rischia malattie letali legate al fumo di sigaretta in una età compresa tra 35 e 69 anni, con una perdita di aspettativa di vita di circa 20-25 anni rispetto a un non fumatore.

Dimensione del problema fumo

 Ogni anno vengono fumate nel mondo 6 mila miliardi di sigarette. Questa cifra è in aumento, non solo nel Terzo Mondo dove dal 1970 il consumo di tabacco è cresciuto del 67%, ma anche in tutto il mondo industrializzato. Attualmente si stima che i fumatori siano 1 miliardo e 100 milioni.

La quantità di tabacco consumato annualmente da ogni fumatore è di circa 6,5 Kg, con un consumo medio annuale di 1.660 sigarette.
Secondo i dati della Banca Mondiale il volume di affari è di circa 200 miliardi di dollari l’anno (pari a circa 225 mila miliardi di euro), tenendo conto solo dei guadagni a breve termine di chi lavora il tabacco.

Negli ultimi 50 anni il fumo ha causato circa 60 milioni di morti (più che due guerre Mondiali) ed è responsabile attualmente di 3 milioni di decessi all’anno (1 vittima ogni 10 secondi) ripartite tra Paesi industrializzati e Paesi emergenti con un rapporto di 2:1.

In Italia un decesso su 6-8 è direttamente attribuibile al tabacco (60- 80.000 morti all’anno).

Il persistere di tale trend causerà nel 2025 almeno 10 milioni di decessi in tutto il mondo per cause correlate al fumo.
È paradossale – sottolinea il ricercatore J.C. Ruckdeschel – che l’unico cancro che le conoscenze scientifiche attuali siano in grado di prevenire è lo stesso la cui prevenzione è ostacolata da motivi politici”.

C’è correlazione fra mortalità per cancro polmonare e numero di sigarette fumate giornalmente: un uomo di 35 anni che fuma 25 sigarette o più al giorno ha un rischio di morire per un cancro del polmone prima dei 75 anni aumentato di circa il 13% rispetto ad un non fumatore.

Sebbene da un lato sia ormai acquisita l’evidenza di un rapporto dose-relato tra fumo e cancro del polmone, dall’altro lato bisogna tener conto che il rischio dipende anche da altri fattori tra cui la durata del periodo di dedizione al fumo, l’età di inizio ed il modo di fumare (grado di aspirazione, contenuto di condensato e nicotina, uso di sigarette senza filtro).

A tal proposito va aggiunto che recenti studi epidemiologici hanno dimostrato che sigarette che contengono meno condensato e nicotina riducono il rischio di cancro solo marginalmente, così come avviene per le sigarette con il filtro rispetto a quelle senza filtro. Allo stesso modo è dimostrato che chi fuma la pipa o il sigaro rischia di ammalarsi di cancro del polmone più di chi non fuma, ma meno di chi fuma sigarette: tale aspetto è riconducibile all’abitudine dei fumatori di pipa e di sigaro di inalare una minor quantità di fumo rispetto ai consumatori di sigarette; studi condotti in Germania e Svizzera, dove l’abitudine di inalare il fumo è diffusa anche tra i fumatori di pipa e sigaro, hanno mostrato in questi gruppi la stessa incidenza di cancro del polmone registrata tra i fumatori di sigarette.

Attualmente si considera che un fumatore ha un rischio di sviluppare un cancro del polmone che va dalle 7 (per fumatori di 15 o meno sigarette) alle 25 (per fumatori di 25 o più sigarette) volte quello dei non fumatori. Naturalmente, a parità di altre condizioni, il rischio è maggiore in chi comincia precocemente a fumare – è stato anche dimostrato che più si comincia precocemente, più diventa elevato il consumo giornaliero di sigarette - e si abbassa nel tempo in chi smette di fumare.

Progressivamente, in quelli che smettono di fumare,  il rischio si riduce nel corso dei 10-15 anni successivi, con latenze sempre maggiori in rapporto all’età di interruzione. Infatti, sebbene smettere di fumare apporta benefici a qualunque età, si è osservato che l’età in cui si smette di fumare è direttamente correlata al rischio di sviluppare un cancro del polmone indipendentemente dagli anni trascorsi dal momento della cessazione.
Anche se negli individui che smettono di fumare a 35 anni o prima, il rischio è approssimativamente quello dei non fumatori, dopo 20 anni circa dalla cessazione il decremento di tale rischio sembra raggiungere un plateau per cui resta comunque 1,5-2 volte più elevato rispetto ai non fumatori.

A cura di Prof. Granone Pierluigi Maria