09.06.2011
Raccomandare lo screening della prostata? I risultati di uno studio a lungo termine
Dallo studio ERSPC è emerso che uno screening basato sulla semplice determinazione del PSA in una popolazione di studio compresa fra i 55 ed i 69 anni porta ad una riduzione significativa del rischio di sviluppare una malattia prostatica metastatica.

L'intervento preventivo per il cancro della prostata è oggetto da anni di controversi e accesi dibattiti nella comunità scientifica internazionale: pochissimi lo ritengono utile, alcuni potenzialmente dannoso, mentre la maggior parte degli esperti lo ritiene semplicemente non raccomandabile per l'impossibilità di prevederne i risultati.

Gli studi condotti sino ad oggi sui benefici dello screening per il cancro della prostata non hanno mostrato risultati inequivocabili sulla riduzione della mortalità specifica.

Dallo studio ERSPC (Studio Europeo Randomizzato multicentrico per lo screening del Carcinoma della Prostata) è emerso che uno screening basato sulla semplice determinazione del PSA (Antigene Prostatico Specifico) in una popolazione di studio compresa fra i 55 ed i 69 anni porta ad una riduzione significativa del rischio di sviluppare una malattia prostatica metastatica.

L'effetto però è così modesto che forse non giustifica il numero elevato di falsi allarmi e di persone che vengono operate o curate inutilmente per tumori silenti. Un altro trial clinico randomizzato condotto in Svezia nel periodo 1987-1996 riconferma tali dubbi. Su una popolazione di 7532 uomini di età compresa tra i 50 e i 69 anni, 1494 sono stati sottoposti a test di screening ogni tre anni. Dopo un periodo di follow-up di 20 anni è emerso che il tasso di mortalità per il cancro della prostata non era significativamente differente tra il gruppo sottoposto a screening e il gruppo di controllo (risk ratio nel gruppo dello screening 116, IC 95% 0,78- 1,73).

Sulla base di questi nuovi dati uno screening di popolazione mediante il test del PSA non può essere raccomandato in quanto associato ad un rischio di diagnosi e trattamento eccessivo.

Gli autori dello studio ritengono opportuno che la ricerca in futuro si orienti sempre più verso nuove tecniche in grado di discriminare i tumori indolenti da quelli potenziali e verso lo sviluppo di trattamenti meno aggressivi per i casi diagnosticati, piuttosto che continuare con i tentativi di ottimizzazione della sensitività del test diagnostico.

 

Fonte: BMJ 2011;342:d1539