08.04.2008
La richiesta d’aiuto
I disturbi d’ansia richiedono una specifica attenzione clinica sia per il livello di sofferenza soggettiva sia per la disfunzione personale che essi determinano.

Nella maggior parte dei casi i disturbi d’ansia non appaiono gravi in rapporto alle caratteristiche della sintomatologia psichiatrica: essa infatti non degenera mai nell’alienazione mentale, nonostante i tipici timori dei pazienti in questo senso (“ho la sensazione di impazzire”).

Al contrario, nonostante le apparenze,i disturbi d’ansia richiedono una specifica attenzione clinica sia per il livello di sofferenza soggettiva sia per la disfunzione personale che essi determinano

A volte la presenza di un disturbo d’ansia può penalizzare significativamente le potenzialità di successo personale: alcuni individui non riescono ad affrontare situazioni sociali o lavorative per cui sarebbero perfettamente preparati (ad es. nella fobia sociale o nel disturbo di panico) mentre altri non riescono ad utilizzare in modo fluido le proprie abilità intellettive (come del disturbo ossessivo-compulsivo).

Proprio a causa delle loro condizioni psicologiche, i pazienti ansiosi possono vergognarsi di riferire i propri sintomi (“non voglio essere preso per matto”) o temere le conseguenze degli interventi di cura e riabilitazione (“i farmaci possono far male”, “lo psicoterapeuta può condizionare le mie scelte personali”).

Spesso, sotto la pressione del disagio, le persone si confidano in prima battuta con familiari, amici, istruttori di discipline fisiche o spirituali; altre volte esse ricercano il senso del proprio malessere attraverso la lettura di opere letterarie o filosofiche, oppure investendo impropriamente le pratiche religiose.

La frequente autosomministrazione di farmaci ansiolitici (in genere benzodiazepine come diazepam, lorazepam, alprazolam, ...) raramente risulta pericolosa in sé, ma ritarda la diagnosi clinica e facilita la cronicizzazione del disturbo.

Assai più dannoso è invece rivolgersi all’alcol per “distendere i nervi”, dato che sussiste il rischio di sviluppare dipendenza e/o di provocare danni all’organismo.

I medici di famiglia ricevono di solito la prima richiesta d’aiuto professionale da parte dei soggetti ansiosi, oppure sospettano o identificano un ruolo causale dell’ansia nei sintomi fisici dei loro pazienti.

Dal momento che alcuni sintomi d’ansia possono essere prodotti da malattie fisiche, è comunque importante che un medico (di medicina generale o specialista in aree specifiche) escluda preventivamente la presenza di alcune patologie (es. ipertiroidismo, anemia, malattie cardiache o polmonari).

Altre persone ansiose possono rivolgersi direttamente ad uno psicoterapeuta in base a conoscenze personali.

Però non si dovrebbe mai intraprendere un trattamento farmacologico o psicologico senza l’inquadramento preliminare di uno psichiatra, che deve effettuare la diagnosi differenziale ed informare il paziente su tutte le possibili opzioni di cura idonee al caso specifico.

La psichiatria costituisce infatti la specializzazione medica deputata alla comprensione ed alla cura dei disturbi mentali e comportamentali sulla base di conoscenze scientifiche interdisciplinari.

A cura di Dott. Pozzi Gino