14.11.2006
Avvelenamento da funghi
Molti funghi contengono tossine che, se ingerite, causano nell'uomo intossicazioni ed avvelenamenti: si puo' andare da una semplice gastroenterite tossica ad una gravissima insufficienza epatica potenzialmente letale.

Molti funghi contengono tossine che, se ingerite, causano nell'uomo intossicazioni e avvelenamenti, che si manifestano con una molteplicità di sintomi, secondo la quantità e le specie consumate: si va da una semplice gastroenterite tossica a una gravissima insufficienza epatica potenzialmente letale.

 

 

Anche il periodo di latenza tra l'assunzione dei funghi e la comparsa dei sintomi è variabile: generalmente, i  funghi che provocano un'insorgenza dei sintomi tardiva (dalle 6 alle 24 ore dall'ingestione) possono appartenere infatti alle specie più tossiche. Non va dimenticato tuttavia che spesso vengono contemporaneamente ingerite più specie fungine tossiche con la comparsa di manifestazioni cliniche miste: una breve incubazione può in questi casi mascherare i sintomi di una lunga incubazione, che compariranno solo tardivamente.

 

Se dopo l'assunzione di funghi compaiono disturbi, soprattutto gastroenterici (nausea, vomito, dolori addominali, diarrea), non bisogna esitare a consultare un Centro Antiveleni e a seguire scrupolosamente le istruzioni che vengono fornite. In particolare, sarà importante riferire alcuni elementi che aiutano il tossicologo a determinare la gravità del quadro: se si tratta di funghi raccolti in proprio o provenienti da rivenditori autorizzati, quanto tempo è trascorso tra l'ingestione e la comparsa dei sintomi, in che modo sono stati cucinati i funghi, quante persone hanno manifestato i sintomi.

 

Funghi: quali certezze? Il mestiere del micologo

Come si può essere certi che i funghi che abbiamo raccolto siano commestibili? C'è un unico modo: riconoscere la specie fungina. Questo concetto è valido sempre ma è quanto mai importante nel caso di somiglianze tra specie di funghi commestibili e funghi mortali molto simili tra loro.

 

Riconoscere una specie fungina è mestiere specialistico che richiede una competenza riconosciuta e pratica continua sul campo. Considerato il numero delle specie è facile capire quanto sia difficile.

E' il mestiere dei micologi. La qualifica di micologo si acquisisce frequentando un corso regolamentato dal Ministero della Salute  e organizzato solo dalle Regioni. Il corso prevede 240 ore di formazione di cui 120 di pratica. L'attestato di micologo consente di essere inseriti nell'albo nazionale dei micologi.

 

Ma secondo alcuni, neanche l'essere micologi garantisce la certezza nel riconoscimento dei funghi se non si pratica costantemente; si può affermare, con discreta sicurezza, che per essere certi di riconoscere un fungo spontaneo occorre essere micologi e mantenersi continuamente in attività di pratica e di aggiornamento.

 

Tragicamente, le gravi intossicazioni si verificano sempre dopo che chi aveva raccolto i funghi aveva deciso, in modo autonomo, che la specie era “buona”; dopo cioè che si era convinto della loro commestibilità; raramente accade che vengano consumati funghi spontanei di cui non si è “certi”; questi  casi, tra l'altro, sono ì più favorevoli dal punto di vista medico poiché portano i soggetti a osservazione prima dell'insorgenza dei sintomi con maggiori garanzie di interventi terapeutici efficaci.

 

Prevenire l'intossicazione  da funghi velenosi

La prevenzione e la corretta gestione di una sospetta intossicazione da funghi velenosi consentono, nella maggior parte dei casi, di evitare problemi che possono, purtroppo, essere anche molto gravi.

 

La prima regola di prevenzione consiste nel non consumare funghi raccolti o di dubbia provenienza se non dopo che essi siano stati con certezza identificati come commestibili da un micologo. A questo proposito ricordiamo che una Legge del 1993, ha reso obbligatoria alle Aziende USL l'istituzione degli Ispettorati Micologici, con funzioni di vigilanza e di controllo, cui ci si può rivolgersi per un controllo sui funghi raccolti.

Mangiare funghi ben cotti è sicuramente un consiglio valido da seguire. Allo stesso tempo ricordiamo che la cottura, anche prolungata, non inattiva alcune tossine e non previene quindi una possibile intossicazione. In particolare, le tossine che danneggiano e uccidono il fegato resistono anche alle temperature di cottura dei cibi.

Questo va sempre specificato chiaramente poiché si potrebbe erroneamente pensare che cuocere i funghi ci mette al sicuro da problemi.


A cura di: Dott. Barelli Alessandro