02.02.2011
Tessuti umani: cellule renali riprodotte in laboratorio
Un gruppo di studiosi ha sviluppato una nuova tecnica di coltura cellulare, tramite cui sono riusciti a riprodurre in maniera artificiale uno strato di cellule di rene.

Un gruppo di studiosi della Eindhoven University of Technology e del University Medical Center di Groningen ha sviluppato una nuova tecnica di coltura cellulare, tramite cui sono riusciti a riprodurre in maniera artificiale uno strato di cellule di rene. L’accrescimento dello strato cellulare è stato possibile grazie all’utilizzo di una nuova membrana sintetica bioattiva sviluppata artificialmente, molto simile alla membrana basale del rene umano.

Il punto fondamentale di questa ricerca è sicuramente la membrana sintetica. Essa infatti possiede due caratteristiche fondamentali, la struttura e la bioattività.

La struttura consiste in una tela di nano fibre dell’ordine dei micrometri di dimensione, articolate in maniera da riprodurre ed assomigliare alla struttura della membrana basale umana. In una prima fase della sperimentazione, le cellule renali dopo aver attecchito sulla membrana fibrosa ed essersi riprodotte, hanno cessato di  vivere dopo qualche giorno. Per potere ovviare a questo problema, gli studiosi hanno aggiunto alla membrana un segnale bioattivo di stimolazione cellulare, che ha permesso di tenere in vita le cellule.

Il segnale bioattivo, oltreché tenere in vita e stimolare le cellule, permette di aderire con continuità alla superficie della membrana sintetica. L’adesione infatti avviene tramite meccanismi supramolecolari grazie a cui i peptidi bioattivi (piccoli pezzi di proteine) aderiscono alla superficie membranica utilizzando una specie di “velcro” anch’esso recentemente sviluppato in laboratorio.

li studiosi sperano che questa nuova metodologia possa portarepresto ad ulteriori sviluppi tra cui quello di creare un vero e proprio rene biologico artificiale.

Al momento si sta lavorando per affiancare questa nuova tecnologia, alle attuali terapie di dialisi, sperando di poterne migliorare la qualità e l’efficacia.

 

Fonte: Macromol. Biosci. 2010, 10, 1345–1354