04.06.2007
Il trattamento del cancro del polmone: Tipi di cancro e terapie
A poche altre malattie la scienza ha opposto negli ultimi cinquant’anni un così massiccio sforzo economico, clinico e di ricerca che ha certo permesso di migliorare le conoscenze e di affinare le possibilità diagnostico-terapeutiche, ma non ha consentito un proporzionale miglioramento dei risultati clinici che rimangono al di sotto delle aspettative, anche per i tumori individuati precocemente.

A poche altre malattie la scienza ha opposto negli ultimi cinquant’anni un così massiccio sforzo economico, clinico e di ricerca che ha certo permesso di migliorare le conoscenze e di affinare le possibilità diagnostico-terapeutiche, ma non ha consentito un proporzionale miglioramento dei risultati clinici che rimangono al di sotto delle aspettative, anche per i tumori individuati precocemente.

L'attenzione rivolta al problema, dunque, è più che giustificata. Le certezze, tuttavia, al momento rimangono poche:

- La fondamentale distinzione tra tumori a piccole cellule (SCLC, ovvero small cell lung cancer) e tumori non a piccole cellule (NSCLC, non small cell lung cancer).
tumori a piccole cellule (circa il 20% di tutti i tumori polmonari) hanno una storia naturale molto aggressiva ed una prognosi pessima, raramente modificabile da un approccio chirurgico ancorché radicale (solo l’8% dei pazienti sopravvive a 5 anni). Si tratta di una malattia ad elevata velocità di crescita (tempo di raddoppiamento medio radiologico = 90 giorni), che al momento della presentazione ha già dato metastasi a distanza in oltre il 60% dei casi e ciò vanifica il ricorso alla chirurgia come terapia primaria. Il trattamento è, pertanto, di esclusiva pertinenza degli oncologi e dei radioterapisti ed esula dalle argomentazioni qui trattate.
tumori non a piccole cellule, invece, hanno una prognosi migliore e, soprattutto, si giovano del trattamento chirurgico, da solo o in combinazione con terapie di supporto. Da qui in poi, dunque, i riferimenti e le problematiche affrontate sono da riferire solo a questo gruppo di neoplasie.


- Il ruolo certo della chirurgia, unico trattamento in grado di migliorare significativamente la prognosi almeno nei primi stadi di malattia.


- Il ruolo incerto dei cosiddetti trattamenti adiuvanti (trattamenti chemio/radioterapici applicati dopo che la chirurgia ablativa  o  radioterapia intensiva abbiano ottenuto il controllo del focolaio neoplastico primario), che non sembrano aumentare significativamente la sopravvivenza.


 - Il ruolo delle cosiddette terapie integrate (chemioterapia e radio-chemioterapia), che sembrano migliorare i risultati ottenibili con la sola chirurgia, soprattutto quando riescano ad ottenere uno stadio di malattia più favorevole rispetto a quello di partenza (“downstaging”) e siano seguite da un intervento chirurgico radicale.

Poche, ma importantissime certezze sulle quali si lavora da tempo per migliorare sopravvivenze che oggi, dopo tanto lavoro, poco si discostano da quelle sconfortanti di trent’anni fa.

A cura di Prof. Granone Pierluigi Maria