28.04.2011
Un modello per predire gli eventi avversi in donne con pre-eclampsia
Un nuovo modello può aiutare i clinici a predire gli esiti avversi in donne gravide con preeclampsia entro 48 ore dalla ammissione in ospedale.

Un nuovo modello può aiutare i clinici a predire gli esiti avversi in donne gravide con preeclampsia entro 48 ore dalla ammissione in ospedale.

La preeclampsia costituisce una causa di mortalità sia fetale che materna e ad oggi è una delle maggiori complicazioni della gravidanza in termini di frequenza e di gravità.

L'identificazione del rischio di mortalità/morbilità è quindi di vitale importanza, perché la tempestività dell'intervento medico permette di salvaguardare la vita della madre e del feto.

Il modello citato è costruito su 6 variabili che, secondo quanto dimostrato dagli autori, sono in grado di predire con accuratezza (AUC ROC 0,88, 95% IC 0,84-0,92) la probabilità che si verifichi un outcome avverso.

Peter von Dadelszen e colleghi hanno poi condotto uno studio prospettico in otto centri al fine di validare il nuovo modello detto“fullPIERS” e, sulla base di analisi statistiche effettuate su un campione di più di 2000 donne, hanno identificato le seguenti variabili predittive: età gestazionale, dolore addominale o dispnea, creatinina sierica, transaminasi GOT, conta piastrinica e livelli di ossigeno nel sangue.

Il modello fullPIERS identifica le donne con rischio maggiore di outcome avversi fino a 7 giorni prima che compaiano effettivamente le complicanze e questo, di conseguenza, consente di modificare il percorso di cura del paziente (ad esempio il momento e il tipo di parto, il luogo delle cure), evitando di effettuare ulteriori test inutili e ridondanti.

Alcune delle variabili cliniche tradizionalmente utilizzate non sono state incluse nel modello finale, sia perché riscontrate in meno dell’80% dei casi, sia perché rimpiazzate da altre variabili con un maggior valore predittivo indipendente (es. GPT vs GOT).

L’applicazione di tale modello può fornire un contributo alle ricerche future migliorando la comprensione della patofisiologia della pre-eclampsia da parte della comunità scientifica e orientando gli sperimentatori nel disegno di nuovi trial clinici.

 

Fonte: Lancet 2011; 377: 219–27