11.12.2008
La Risonanza Magnetica Mammaria: chi deve farla, quando e perche'
La Risonanza Magnetica Mammaria (RMM) e' entrata definitivamente nell'uso clinico con indicazioni ben definite a integrare le tradizionali tecniche di diagnostica senologica.

La Risonanza Magnetica Mammaria (RMM), introdotta all’inizio degli Anni Novanta, è entrata definitivamente nell’uso clinico con indicazioni ben definite ad integrare le tradizionali tecniche di diagnostica senologica  (Mammografia ed Ecografia).
E’ importante comunque definire le precise indicazioni all’esecuzione di tale metodica al fine di ottimizzarne l’utilizzo e sfruttarne le sue indubbie potenzialità.

E’ per tale esigenza che recentemente è stato redatto un documento di Consenso sulla Risonanza Magnetica Mammaria nel corso di un recente congresso tenutosi a Firenze, pubblicato nella rivista “Attualità in Senologia”, anno XIII, N°53, Febbraio-Maggio 2008.

La RM mammaria può essere eseguita con o senza l’utilizzo di mezzo di contrasto (MdC) paramagnetico in rapporto a specifiche indicazioni cliniche.
La RM mammaria senza MdC viene eseguita principalmente per lo studio degli impianti protesici, in particolare nella valutazione della sua integrità e delle eventuali complicanze, sia per le protesi applicate a scopo estetico, sia per le ricostruzioni dopo interventi oncologici.

E’ indicato il completamento d’indagine con somministrazione di MdC paramagnetico nel corso della stessa seduta di RM mammaria, nel sospetto clinico e/o all’imaging convenzionale di concomitante nodulo parenchimale.
Le principali indicazioni della RM mammaria con MdC sono:

  1. la sorveglianza di donne ad alto rischio: si intende per donne ad alto rischio genetico-familiare di tumore mammario, le pazienti con test genetico positivo per mutazione patogenica dei geni BRCA1, BRCA2 o TP53 (sindrome di Li-Fraumeni), le pazienti in cui le stesse mutazioni sono state accertate in un parente di primo grado senza che loro stesse abbiano eseguito test genetico e le donne con importante storia familiare di tumore mammario valutata da un genetista oncologo. In queste pazienti si raccomanda l’esecuzione di RM mammaria a cadenza annuale, nel contesto di programmi di sorveglianza che includono altresì visita clinica, mammografia ed ecografia. L’età di inizio di tali controlli può avvenire circa 5-10 anni prima rispetto all’età in cui è stata fatta diagnosi di tumore al familiare. Nelle donne di età inferiore ai 36 anni il controllo può essere effettuato solo con visita clinica, ecografia ed RM mammaria.
  2. la stadiazione locale pre trattamento chirurgico: la RM mammaria è indicata in particolare nelle donne con multiple lesioni nella stessa mammella (multifocalità o multicentricità) o nella mammella controlaterale sospettate all’imaging convenzionale o all’esame clinico;
  3. la valutazione dell’effetto della chemioterapia (CT) neoadiuvante: in pazienti con carcinoma mammario localmente avanzato, la RM mammaria rappresenta la tecnica più accurata nella valutazione della risposta al trattamento neoadiuvante (chemioterapia prima dell’intervento) da eseguire in genere prima, durante e al termine della terapia stessa.
  4. la valutazione della mammella trattata per carcinoma mediante chirurgia conservativa e/o radioterapia, in particolare per la diagnosi differenziale tra recidiva locale (o residuo di malattia) e cicatrice chirurgica: l’esecuzione della RM mammaria è indicata per la sua maggiore sensibilità e specificità nelle pazienti con esame clinico e/o imaging convenzionale sospetti, in particolare quando l’esame bioptico non è tecnicamente eseguibile, ha scarse possibilità di essere risolutivo o è risultato non conclusivo. Inoltre tale metodica è indicata quando è necessario valutare l’estensione della recidiva e definire l’adeguato approccio terapeutico;
  5. la sindrome da carcinoma primitivo ignoto: rappresenta un’indicazione elettiva alla RM mammaria il riscontro di diagnosi bioptica di metastasi linfonodale o in altra sede da probabile tumore primitivo mammario, con clinica ed imaging convenzionale negativi (CUP syndrome= Carcinoma of Unknown Primary); la RM mammaria ha mostrato in questi casi elevati livelli di sensibilità, visualizzando la lesione primitiva non visibile con altre metodiche, consentendo così di procedere al trattamento più adeguato;
  6. nella mammella con secrezione dal capezzolo: la RM mammaria ha mostrato un’elevata accuratezza nell’individuare lesioni mammarie in pazienti con secrezioni dubbie o sospette (ematiche, siero-ematiche..), non identificate alle tecniche tradizionali ed in particolare nei casi in cui la galattografia sia non eseguibile o non conclusiva.

 Non ci sono evidenze che l’esame sia utile nel caratterizzare dubbi diagnostici all’imaging convenzionale nelle situazioni in cui sia praticabile un prelievo agobioptico sotto guida ecografica o mammografica o nelle donne asintomatiche non ad alto rischio (con imaging tradizionale negativo)

A cura di Prof. Bonomo Lorenzo