02.10.2007
Angina Pectoris
L’angina pectoris è la manifestazione clinica più frequente e tipica della sofferenza del cuore dovuta ad una ischemia miocardica.

L’angina pectoris è la manifestazione clinica più frequente e tipica della sofferenza del cuore dovuta ad unaischemia miocardica.

Essa, classicamente, consiste in undolore toracicoa localizzazione retrosternale, che presenta caratteri di costrizione, oppressione, senso di peso o, talora, di bruciore. Il dolore si irradia spesso verso il giugulo, il collo, il lato ulnare del braccio sinistro, o anche destro, la regione interscapolare e l'epigastrio. Rara, ma molto suggestiva della diagnosi di angina è l’irradiazione alla mandibola o ai denti. A volte, queste aree di irradiazione possono costituire la sede unica o principale del dolore causato dall’ischemia cardiaca. L’intensità del dolore può variare notevolmente, da un lieve senso di fastidio al centro del petto ad un senso diffuso di oppressione toracica, spesso accompagnato da un senso di angoscia.


Come detto, l’angina è il sintomo (il “segnale d’allarme ”) di una sofferenza cardiaca dovuta ad una ischemia miocardica, una condizione in cui l’apporto di sangue al cuore è insufficiente a soddisfare le richieste di ossigeno e di sostanze energetiche, fondamentali per poter svolgere la propria funzione di contrazione. I meccanismi che causano ischemia miocardica (e quindi angina) sono diversi, ma le caratteristiche del dolore anginoso sono identiche, indipendentemente dalla causa dell'ischemia. Per definizione, l’ischemia miocardica che causa l’angina è transitoria; le cause che la determinano, cioè, si risolvono nel giro di 5-10 minuti (massimo 20), per cui, per definizione l’angina stessa ha durata non superiore, in genere, a 20 minuti.

La forma più frequente di angina è quella da sforzo, che è causata dalla presenza di placche aterosclerotiche nelle arterie coronarie (le arterie che portano il sangue al muscolo cardiaco), che ne ostruiscono parzialmente il lume (stenosi).

Le stenosi non causano, in genere, problemi a riposo, ma impediscono un aumento adeguato del flusso di sangue al cuore durante sforzi o altre condizioni   (p. es., stati di stress o forti emozioni), nelle quali la richiesta cardiaca di ossigeno aumenta consistentemente. L’angina può, in altri casi, insorgere a riposo, a causa di una ostruzione grave, transitoria, di un’arteria coronaria, causata da un trombo (in genere a livello di una placca aterosclerotica) o di uno spasmo del vaso.

In alcuni casi, l’angina (sia da sforzo sia a riposo) può essere causata da alterazioni dei piccoli vasi coronarici, che non sono visualizzabili alla coronarografia (cosiddetta SX).

Una classificazione clinica importante dell’angina è quella in stabile e instabile. Nell’angina stabile i sintomi anginosi presentano, grosso modo, sempre le stesse caratteristiche da almeno due mesi (sono, appunto, stabili); L’angina instabile, viceversa, è caratterizzata da un recente aggravamento dei sintomi anginosi (aumento di frequenza, durata, insorgenza per sforzi meno intensi o a riposo, ridotta risposta alla terapia), e rappresenta una condizione di alto rischio di sviluppare un infarto miocardico.

Nei casi di dolore toracico indicativi o sospetti di angina, la conferma diagnostica di ischemia miocardica può essere ottenuta utilizzando diversitest non invasivi. Nell’angina stabile da sforzo, l’elettrocardiogramma (ECG) da sforzo è il test di base e consente una diagnosi corretta nella maggior parte dei casi. In casi selezionati o di un risultato non conclusivo dell’ECG da sforzo, si possono utilizzare test da sforzo o stress test con l’uso di farmaci, che associano all’ECG delle tecniche diagnostiche di immagine, che consentono una valutazione del flusso di sangue al miocardio (scintigrafia) o della funzione contrattile del cuore (ecocardiografia). In soggetti con sospetta angina a riposo può essere particolarmente utile eseguire una registrazione ECG di 24-48 ore con metodica Holter. La dimostrazione definitiva e sicura della presenza o assenza di placche aterosclerotiche nelle arterie coronarie può essere ottenuta, tuttavia, solo eseguendo una coronarografia (Angioplastica e stent coronarici ).


Il decorso clinico dell’angina pectoris dipende dai meccanismi che la determinano. Nelle forme stabili, in genere prevalentemente legate a sforzi, la prognosi è oggi piuttosto buona quando si attuino uno stile di vita e un trattamento adeguato. Le forme di angina instabile, d’altro canto, vanno prontamente riconosciute e seguite in ospedale per il maggiore rischio di sviluppare complicanze a breve termine, e richiedono nella fase acuta trattamenti farmacologici più aggressivi e, in diversi casi, una valutazione coronarografica.

Il trattamento medico dell’angina si basa su farmaci che possono prevenire gli episodi di ischemia miocardica (beta-bloccanti, calcio-antagonisti, nitrati) e su farmaci che evitano la progressione della malattia aterosclerotica coronarica e ne prevengono maggiormente le complicanze (anti-aggreganti, statine, anticoagulanti). Risulta poi fondamentale ilcontrollo dei fattori di rischio cardiovascolare, con un opportuno stile di vita ed eventuali terapie farmacologiche Prevenzione cardiovascolare


Nei pazienti sintomatici sempre più utilizzata è la rivascolarizzazione delle arterie coronarie stenotiche con interventi di angioplastica coronaria con impianto di stent (Angioplastica e stent coronarici ), ma in casi selezionati è necessario ricorrere ad intervento chirurgico di by-pass aorto-coronarico per trattare la malattia coronaria e l’angina.