31.07.2009
Nuove membrane antibatteriche a nanofibre d’argento
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Pechino hanno di recente sviluppato una nuova membrana a nanofribe che mostra un elevato grado di efficacia nell’inattivazione del batterio “Escherichia coli”.

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Pechino hanno di recente sviluppato una nuova membrana a nanofribe che mostra un elevato grado di efficacia nell’inattivazione del batterio “Escherichia coli”.

Costituita da particelle d’argento e nanoparticelle di bromuro d’argento infuse in diossido di titanio ed epatite, questa membrana potrebbe essere utilizzata su larga scala per ogni tipo di applicazione antibatterica.

Le metodiche di sinterizzazione dei materiali compositi simili a quello in analisi, sono ormai note e consolidate e si basano sul complesso metodo di co-precipitazione, tramite cui il materiale risultante è generalmente ottenuto in forma di polvere, per cui necessita di lavorazioni ulteriori per l’ottenimento di formati solidi.

La novità del nuovo metodo utilizzato dai ricercatori Cinesi, sta nello sviluppo di un modello di produzione delle membrane, estremamente semplificato ed efficace, che permette di ottenere direttamente pellicole di materiale composito, con livelli di efficacia antibatterica mai raggiunti finora.

Utilizzando una particolare tecnica, chiamata di “Elettro-spinning”, gli studiosi hanno sintetizzato un materiale composito, formato da particelle d’argento e nanoparticelle di bromuro di argento infuse in diossido di titanio ed epatite.

In questo composto, ogni componente assolve selettivamente ad una specifica funzione antibatterica, infatti: l’epatite funge da materiale assorbente tramite cui viene catturato il batterio, le nanoparticelle di argento fungono da agente di attivazione del rilascio antibatterico, le nanoparticelle di bromuro di argento fungono da sensore alla luce visibile e da agente di attivazione del rilascio antibatterico, ed infine il diossido di titanio che funge da sensore alla luce ultravioletta e da materiale antibatterico.

La possibilità di potere inattivare i batteri (E.coli) sia in ambiente esposto a luce visibile sia in ambiente ultravioletto, rappresenta un valore aggiunto molto importante per tutte le possibili applicazioni antibatteriche e per una eventuale produzione in scala industrile, come ad esempio la fabbricazione di respiratori polmonari, la filtrazione d’aria per ambienti sanitari oppure lo sviluppo di materiali utilizzati per i rivestimenti antibatterici in zone dove viene richiesta una bassa carica batterica.

 

Fonte: Nanotechnology 20 (2009) 245101 (8pp);

www.medgadget.com, june 5, 2009