31.05.2012
Brachiterapia, al Gemelli risultati incoraggianti da sperimentazioni per cura tumori naso-faringe e ano-retto
Fonte: SS Ufficio stampa

I primi promettenti risultati di due studi clinici, unici a livello mondiale, per il trattamento delle recidive dei tumori naso-faringei e dell’ano-retto eseguiti presso il Policlinico “A. Gemelli” saranno presentati a Roma in occasione  del “3rd Rome Brachytherapy Meeting”, che si svolge oggi, giovedì 31 maggio, e domani, venerdì 1° giugno 2012, presso l’ospedale universitario della Cattolica (Aula Brasca, ore 9.00 - 18.00). 

Il meeting internazionale farà il punto sulla brachiterapia, una delle più efficaci modalità di radioterapia oncologica, che dà il vantaggio del maggiore risparmio possibile di tessuti sani, e sulle nuove e sofisticate tecnologie impiegate per le terapie oncologiche non chirurgiche. Il meeting è promosso dall’Associazione Italiana Radioterapia Oncologica (AIRO), dal Gruppo di studio Brachiterapia e dalla Società Europea di Radioterapia Oncologica (ESTRO).

La sperimentazione del Gemelli per la cura dei tumori naso-faringei

“È noto che in caso di recidiva dei tumori naso-faringei e sinusali i pazienti trattati con chirurgia e radioterapia, oppure con sola radioterapia hanno una speranza di vita di pochi mesi a causa dell’impossibilità di eseguire chirurgie maggiori e nuovi trattamenti radioterapici a causa degli effetti collaterali, che possono manifestarsi a carico degli organi limitrofi già irradiati - considera il professor Gaetano Paludetti, Ordinario di Otorinolaringoiatria all’Università Cattolica -. Inoltre la sola chemioterapia in questi pazienti è risultata poco efficace".  

“La combinazione di un approccio endoscopico e la brachiterapia perioperatoria sembra essere una scelta efficace con minimi effetti collaterali nel trattamento delle recidive locali nei tumori naso-faringei e sinusali di pazienti pretrattati – afferma il professor Vincenzo Valentini, direttore dell’Unità Operativa di Radioterapia 1 del Policlinico Gemelli e Presidente della Società Europea di Radioterapia Oncologica (ESTRO) -. La novità che abbiamo introdotto al Gemelli è stata quella di utilizzare l’endoscopia (EGBT – Endoscopic Guided BrachyTherapy) per posizionare dei cateteri in prossimità della lesione da trattare”. La sorgente radioattiva del microSelectron HDR Elekta utilizzata, passando all’interno dei cateteri, ha permesso un’irradiazione del tumore in maniera precisa, risparmiando i tessuti sani circostanti.

Il nuovo trattamento di irradiazione selettiva dei tessuti con sorgenti miniaturizzate 

“L’endoscopia naso-sinusale è una tecnica chirurgica che ha conosciuto un grande sviluppo negli ultimi 20 anni e che consente di eseguire interventi complessi nel distretto naso sinusale ed endocranico, accedendo esclusivamente dalle fosse nasali senza tagli esterni” spiega Francesco Bussu, ricercatore dell’Istituto di Clinica Otorinolaringoiatrica del Gemelli. “Tale approccio minimamente invasivo - precisa il dottor Luca Tagliaferri, radioterapista-oncologo presso il Policlinico A. Gemelli - caratterizzato da un decorso postoperatorio per lo più breve e non pesante per il paziente, è stato utilizzato per eseguire un’asportazione macroscopia  dei tumori recidivi e  posizionare dei cateteri per brachiterapia a contatto con la zona dove maggiore era il rischio che potesse nuovamente recidivare la malattia”. 
Il paziente successivamente è stato sottoposto ad esami TC postoperatori che hanno permesso l’utilizzo di un trattamento terapeutico personalizzato. Attraverso l’uso di sistemi Remote After Loading, infatti,  vengono proiettate sorgenti radioattive miniaturizzate all’interno dei cateteri che, muovendosi a velocità variabile, permettono la somministrazione di una brachiterapia chiamata ad intensità modulata (Intensity Modulated BrachyTherapy – IMBT), che consente di  scolpire la dose sulle zone da trattare risparmiando gli organi a rischio.

Il nuovo trattamento nei tumori gastrointestinali e anali: la brachiterapia interstiziale

”Le neoplasie del canale e del margine anale rappresentano il 3% dei tumori gastrointestinali – afferma Giovanni Battista Doglietto, direttore dell’Istituto di Clinica Chirurgica Generale dell’Università Cattolica - e hannoeziologia multifattoriale (fattori ambientali, infettivi, immunologici e genetici), fattori predisponenti (infezione da Papilloma virus 16 e 18, omosessualità e malattie sessualmente trasmesse),  e fattori di rischio(uso prolungato di steroidi, fumo di sigaretta e HIV). Sanguinamento, dolore, sensazione di massa rettale e prurito sono i sintomi più comuni”. 

“Fino agli anni ‘70 l'unica modalità di trattamento per questi tumori era rappresentata dall’amputazione addomino-perineale - considera il professorValentini -.  Oggi è stato introdotto come trattamento  primario la radio-chemioterapia. La sua adozione ha ottenuto il controllo della malattia nel 90-93% dei casi e una sopravvivenza a 5 anni del 72-90%. L'aggiunta dellabrachiterapia interstiziale, effettuata mediante il sistema microSelectron HDR Elekta, con infissione di aghi in cui è possibile inserire del materiale radioattivo, sembra poter incrementare le potenzialità della radio-chemioterapia. Per poter identificare la malattia e quindi il corretto inserimento degli aghi sono state descritte numerose tecniche in particolare attraverso l’uso dell’ecografia. Presso il Policlinico Gemelli è stata effettuata la prima esperienza di posizionamento degli aghi con la guida della risonanza magnetica, metodica di eccellenza per lo studio di questa malattia (MR-GBT  - Magnetic Resonance Guided BrachyTherapy)".

“Questo studio è stato effettuato grazie alla stretta collaborazione tra le Unità Operative di Radiologia e di Radioterapia - spiega il professorLorenzo Bonomo, direttore del Dipartimento di Bioimmagini e Scienze Radiologiche del Policlinico Gemelli - : i pazienti sono stati studiati con Risonanza Magnetica previo posizionamento di un applicatore fantoccio. Le immagini ottenute hanno permesso la corretta identificazione del target e quindi un accurato piano di trattamento”.

“Recentemente, la disponibilità di sorgenti miniaturizzate – conclude il professor Numa Cellini, direttore dell’Unità Operativa di Radioterapia 2 del Gemelli -, molto più flessibili alle esigenze cliniche rispetto alle sorgenti di Radium, di nuovi dispositivi che hanno facilitato la radioprotezione dei pazienti e del personale, l’integrazione con il moderno imaging nel definire l’estensione delle neoplasie e il corretto posizionamento delle sorgenti nel tumore hanno favorito un nuovo interesse sulle moderne applicazioni della brachiterapia”.

 

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