Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Università Cattolica del Sacro Cuore
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Sensibilità chimica multipla. Sindrome del XX secolo
04.05.2013
E’ una sindrome del XX secolo, per la quale non esiste ancora un vero biomarcatore.

E’ una sindrome del XX secolo, per la quale non esiste ancora un vero biomarcatore. E’ la Sensibilità Chimica Multipla (in sigla MCS, Multiple Chemical Sensitivity): una condizione che si presenta come una complessa serie di sintomi associati a vari fattori chimici in concentrazioni che solitamente sono ben sopportate.

Il termine MCS è stato introdotto nel 1950 da Randolph, ma la prima definizione di tale patologia è stata data da Cullen nel 1987. Attualmente, anche se MCS è il termine più utilizzato, nella letteratura scientifica e tra i media è possibile trovare altre definizioni per descrivere tale sindrome come: Intolleranza Idiopatica Ambientale (IEI), Malattia Ambientale, Sindrome Chimica da Immunodeficienza Acquisita(AIDS chimica), Malattia del 20° secoloIpersensibilità ambientale, ecc..

Diversi tentativi sono stati fatti per stabilire i criteri clinico-diagnostici per tale patologia. Nel 1989 clinici e ricercatori con vasta esperienza di MCS, ma con vedute diverse sulla sua eziologia, hanno stabilito cinque criteri diagnostici, che definiscono la MCS come: "una condizione cronica (1), con sintomatologia: riproducibile in risposta ad esposizioni chimiche ripetute (2) a più sostanze chimiche non correlate (3) e a bassi livelli (4), e che migliora o si risolve quando sono rimossi gli elementi scatenanti (5). Un sesto criterio è stato inserito successivamente, nel 1999, vale a dire: "la sintomatologia deve interessare diversi sistemi di organi" per distinguere l’MCS da disturbi da unico organo. Attualmente, tali criteri costituiscono “The 1999 Consensus Criteria for MCS”.


Complesse ipotesi sono state formulate per spiegare l’aumento di sensibilità all’esposizione a fattori chimici e ambientali come ad esempio meccanismi immunologici, stress psiconeuroimmunologici legati ad una sotto-regolazione del sistema immunitario, sensibilizzazione neurale, infiammazione neurogenica dovuta al legame di molecole irritanti alle fibre C, il coinvolgimento del sistema limbico, l’alterato metabolismo xenobiotico, l’alterato ciclo ossido nitrico/perossinitrito, il condizionamento comportamentale e i fattori psicologici e psichiatrici ecc..
In termini di trattamento o di gestione dei pazienti con MCS, i criteri di consenso comunemente utilizzati comprendono l’osservazione di unmiglioramento dei sintomi dopo allontanamento dai fattori scatenanti, ma oltre a tale strategia, esistono diversi punti di vista su come i pazienti devono essere trattati e/o gestiti a seconda delle diverse modalità di azione della MCS. Di interesse, pertanto, è la modalità con cui medici, sia di base che specialisti, sono in grado di rispondere alle persone che presentano sintomatologia suggestiva di MCS. La mancanza di un biomarcatore specifico, tra quelli generalmente indicati come possibili fattori associati alla MCS, alcuni dei quali testati presso U.O.S. Diagnostica Molecolare Clinica del Policlinico A. Gemelli, di cui è responsabile il prof. Ettore Capoluongo, rende particolarmente difficile sia la stima della prevalenza che la diagnosi della MCS.

La mancanza di specifici biomarcatori diagnostici e l’impiego di definizioni diverse di MCS, rende variabili anche le stime di prevalenza: attualmente, un piccolo numero di studi indica la prevalenza della MCS clinicamente diagnosticata a circa 0,2% - 4%. Infine, gli individui con MCS generalmente sono descritti di sesso femminile, di età compresa tra i 30-50 anni, e con uno status socio-economico superiore alla media.

 

 

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