Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Università Cattolica del Sacro Cuore
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Sfatato il tabù del reparto più “difficile”: al Gemelli la Rianimazione è aperta
16.05.2013
Rianimazione a porte aperte. Al Gemelli non è più un tabù, per i parenti dei pazienti, un reparto fra i più “difficili” di un ospedale, quello che accoglie i degenti più delicati e fragili, a rischio di vita.

Rianimazione a porte aperte. Al Gemelli non è più un tabù, per i parenti dei pazienti, un reparto fra i più “difficili” di un ospedale, quello che accoglie i degenti più delicati e fragili, a rischio di vita. Nonostante la rianimazione non rappresenti un fine vita e nel 75-80% dei casi i pazienti che vi vengono ricoverati sopravvive e nella maggior parte dei casi ritorna alla vita normale, rappresenta comunque una realtà particolare, dura, difficile da accettare.

Durante il ricovero in rianimazione i pazienti sono sottoposti a una gran quantità di fattori stressanti: il dolore, la perdita del sonno, la sensazione di sete, la presenza di cateteri, tubi che impediscono il movimento e la parola, la preoccupazione per la loro salute, la difficoltà di comunicare e la mancanza dei propri familiari. La somministrazione di farmaci che riducono il dolore, inducendo un sonno artificiale, permette di ridurre il disagio della persona malata. Studi di follow-up hanno dimostrato come l'esperienza della terapia intensiva condizioni la vita dei pazienti anche dopo molto tempo dalla dimissione, induca lo sviluppo di sindromi psichiatriche, modifichi la qualità del sonno e la visione globale della vita. E la vita, il modo di considerarla, cambia molto spesso anche per i parenti che hanno un proprio caro in rianimazione.
E' compito del personale sanitario (medici e infermieri) occuparsi non solo delle cure, ma anche dello stato di benessere del paziente; contenere il disagio si traduce in un migliore effetto terapeutico con  significativa riduzione gli esiti.

Aprire la rianimazione rappresenta un passo fondamentale. I pazienti raccontano la sensazione di solitudine, e di distacco, nonostante gli infermieri si prodighino ogni giorno per far sentire un contatto umano. I medici stringono le mani, toccano il paziente, ma il solo contatto con le persone care, un abbraccio, un sorriso, una voce amica possono molto di più. Il centro del Gemelli ha scelto il modello di rianimazione aperta, una “umanizzazione” della cura,  con la presenza dei parenti per gran parte della giornata.
La strada intrapresa dal Gemelli è innovativa rispetto alla stragrande maggioranza delle rianimazioni italiane, ma anche dei paesi stranieri, che sono ambienti generalmente blindati, strutture considerate speciali proprio perché salva vita, dove l'entrata è impossibile o limitata a un'ora al giorno, il contatto tra familiari e pazienti spesso è consentito solo attraverso barriere: guanti, mascherina, camici, per timore della trasmissione delle infezioni dall'ambiente esterno. Ma numerosi studi, condotti con rigore, hanno ampiamente dimostrato che non c'è alcun pericolo infettivo sostanziale. Eppure le consuetudini sono sempre difficili da modificare.

Anni di chiusura hanno portato a un timore di lavorare sotto osservazione; in terapia intensiva si svolge un'assistenza continua caratterizzata dall'uso di presidi (tubi, cateteri, altro), macchinari (ventilatori, circuiti di circolazione ematica esterna, macchine di monitoraggio invasivo), farmaci a elevato impatto sulle funzioni vitali (coscienza, pressione, frequenza), una realtà sconosciuta spesso incompresa e temuta. L'approccio “rianimazione chiusa” rappresenta spesso un motivo di angoscia prima per i parenti e poi per il paziente. Solo lo 0,4% delle rianimazioni in Italia hanno una apertura di 24 ore, meno del 5% piu di 2 ore al giorno.

La rianimazione è sempre un’esperienza difficile, per il paziente e per i familiari. Al Gemelli, i parenti vengono accolti dal medico, dall’infermiere accettanti il malato sin dal momento in cui questo entra in rianimazione. Vengono spiegate con parole semplici le condizioni di salute, le possibilità di cura, la condizione di pericolo di vita, rassicurando sull’impiego di moderne tecnologie e sforzi terapeutici massimali e costanti. Vengono anche fatti partecipi della possibilità che tutti gli sforzi dell’equipe medica siano insufficienti alla guarigione del paziente. Appena possibile i parenti e, se ne sussistono le condizioni, anche il paziente, vengono supportati da psicologi clinici esperti di terapia intensiva che li accompagnano quotidianamente fino alla fine del ricovero. L’attività degli psicologi consiste in supporto individuale e nel sostegno di gruppo. Vengono infatti organizzati degli incontri di gruppo psicoeducazionale per i parenti che vogliono partecipare.

Gli psicologi operano il loro sostegno anche al personale sanitario che lo richieda. La difficoltà più grande è proprio la gestione umana, personale di questi momenti drammatici; c’è la necessità di acquisire capacità di gestione emotiva, della comunicazione tra medici, paziente e parenti. L’informazione medica viene data nella stanza del paziente, questo rende possibile una comunicazione che va molto al di là della semplice spiegazione di fatti medici non facili da comprendere; le notizie sono anch’esse umanizzate, riguardano quell’individuo, sono vissute più che semplicemente riferite. E da poco, sul tema, c’è anche il supporto di un sito internet (www.intensiva.it): il Gemelli ha aderito, la SIAARTI (Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva) di cui il Prof. Massimo Antonelli, direttore del Centro di Rianimazione del Policlinico Gemelli, è presidente, ne appoggia lo sviluppo e la diffusione.

 

 

 

 

 

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