Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Università Cattolica del Sacro Cuore
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Ecco come funziona il robot Da Vinci, un infallibile assistente del chirurgo
04.03.2013
Da alcuni mesi al Policlinico Gemelli, in sala operatoria, ha cominciato a lavorare un “robot-chirurgo”. Si chiama “Da Vinci”, nome evocativo di innovazione e tecnologia.

Da alcuni mesi al Policlinico Gemelli, in sala operatoria, ha cominciato a lavorare un “robot-chirurgo”. Si chiama “Da Vinci”, nome evocativo di innovazione e tecnologia. Finito il suo training, farà 500 interventi l'anno. Ad oggi ne ha già portati a termine con successo circa 50. Non c’è un solo tipo particolare d’intervento per il quale il chirurgo possa valersi di questo “straordinario” assistente. Da Vinci “lavora” con i chirurghi digestivi, i chirurghi endocrini, gli urologi, i ginecologi, i chirurghi toracici ed epatobiliari. Interventi di tanti tipi. Tutti con risultati eccellenti: resezioni intestinali (colon e retto) e del pancreas, asportazione di ghiandole surrenali, interventi per prolasso utero-vaginale, asportazioni radicali della prostata, dell'utero, della colecisti, del timo e perfino bypass gastrici per i grandi obesi.

Sia chiaro: non è il robot che opera. E' sempre il chirurgo. La macchina - estremamente sofisticata - mette a disposizione braccia e mani elettroniche in grado di fare movimenti particolarmente fini e delicati. E riesce a raggiungere posti in cui difficilmente arriva la mano “ingombrante” del chirurgo. Anche la visione permessa dal robot è speciale, tridimensionale, molto ingrandita. Consente di controllare meglio strutture molto piccole.

Le braccia del robot sono in grado di eseguire manovre comandate dal chirurgo che lavora seduto ad una consolle, con un monitor, lontano dal letto operatorio. In genere pochi metri, concettualmente anche in un altro continente.

Le tecniche robot-assistite sono l'evoluzione tecnologica degli interventi laparoscopici che, attraverso sonde ed ottiche, permettono di operare attraverso accessi chirurgici molto piccoli (chirurgia mini-invasiva) in modo da garantire il minor trauma possibile e una rapida ripresa post-operatoria. Ciò si traduce in ricoveri più brevi, maggiore soddisfazione per il paziente e risparmio in termini di sanità pubblica.

Ma il terreno dei costi è minato. Da Vinci costa più di 3 milioni di euro. In Italia ce ne sono 60, di cui sei nel Lazio. E a volte finiscono anche per non essere utilizzati, per problemi di budget. D'altro canto, in molti casi, il robot è in grado di offrire un migliore risultato funzionale legato alla maggiore accuratezza e precisione del gesto chirurgico. Ma non dobbiamo dimenticare che il chirurgo è un artigiano. Un medico che opera con le mani: ma anche con il cuore e con il cervello. L'obiettivo del chirurgo e del robot è lo stesso: guarire il paziente attraverso un atto necessario e utile, a volte molto difficile. Il robot sostituisce le mani, anche in maniera egregia. Ma non il cuore e il cervello. L'uomo e la macchina, insieme, possono fare la differenza.

                                                                                                                                                                                                                      SS Ufficio stampa

 


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