Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Università Cattolica del Sacro Cuore
Adenoma Epatico
20.11.2008
L’adenoma epatocellulare rappresenta un tumore benigno estremamente raro: la sua prevalenza è infatti dello 0,001%.

EPIDEMIOLOGIA E PATOGENESI

L’adenoma epatocellulare rappresenta un tumore benigno estremamente raro: la sua prevalenza è infatti dello 0,001% .
Interessa nel 90% dei casi soggetti di sesso femminile, in età fertile. La prevalenza dell’adenoma aumenta in relazione all’uso di estroprogestinici.  Esiste una correlazione tra il manifestarsi dell’adenoma, la dose assunta e la durata complessiva del trattamento.
Il rischio di sviluppare un adenoma epatocellulare è tanto maggiore quanto più lungo è il tempo di assunzione di contraccettivi orali (in particolare se superiore a 5 anni), e quanto maggiore è il dosaggio della pillola. L’incidenza di questa lesione è oggi in netta diminuzione in seguito alla diffusione di estroprogestinici a dosaggi estremamente bassi.
In ogni caso, quando si scopre una lesione sospetta per adenoma, è necessaria la sospensione della pillola, sufficiente a volte a determinare la regressione dell’adenoma, che tuttavia è molto lenta e quasi mai completa.
La gravidanza può causare, per la stimolazione ormonale che induce, un incremento sia della velocità di accrescimento che del rischio di complicanze emorragiche.

SINTOMATOLOGIA

La maggioranza degli adenomi può causare una sensazione di dolorosa tensione cronica a carico dell’ipocondrio destro o dell’epigastrio, la cui frequenza e intensità è correlabile con le dimensioni della lesione.

E’ inoltre possibile la comparsa di manifestazioni dolorose acute, secondarie a fenomeni regressivi intratumorali o a emorragie intralesionali. 

L’emorragia rappresenta comunque l’evento più frequente nel corso dell’evoluzione spontanea dell’adenoma epatico: si verifica difatti nel 50-60% delle lesioni osservate, il più delle volte come emorragie intratumorali, più raramente come rottura dell’adenoma in addome e conseguente emoperitoneo.

Tale evento è spontaneo, cioè non risulta correlabile con traumi o manovre iatrogene, e improvviso, senza segni premonitori né elementi clinici o epidemiologici predittivi. Esiste tuttavia una correlazione tra volume dell’adenoma e rischio di sanguinamento, che difatti risulta maggiore nelle lesioni con diametro superiore a 10 centimetri. Il persistere dell’assunzione di estroprogestinici dal momento della diagnosi rappresenta un altro elemento di aumentato rischio emorragico. Al contrario, la sospensione della terapia determina un arresto di crescita e in alcuni casi anche una lenta riduzione dl volume dell’adenoma.

DIAGNOSI

In presenza di un adenoma epatico l’ecografia mostra in genere una voluminosa formazione nodulare, a ecostruttura disomogenea per la presenza di aree emorragiche e regressive.
L’eco-doppler evidenzia la ricca vascolarizzazione della lesione, senza identificare particolari comportamenti dei flussi ematici.
L’angiografia selettiva epatica mostra aspetti scarsamente specifici. La sua utilizzazione, più che a fini diagnostici è riservata ai rari casi nei quali c’è indicazione all’embolizzazione preoperatoria (rottura ed emorragia).

TERAPIA

La diagnosi di adenoma rappresenta un’indicazione chirurgica assoluta per diversi motivi: nella grande maggioranza dei casi si tratta di lesioni sintomatiche, che si associano a un elevato rischio di complicanze emorragiche e di trasformazione maligna.

L’intervento chirurgico può risultare complesso per le dimensioni cospicue che queste formazioni abitualmente raggiungono e per la loro ricca vascolarizzazione.
L’asportazione di un voluminoso adenoma epatico può comunque rappresentare un atto chirurgico complesso. Le complicanze peri e postoperatorie sono, come in ogni intervento di chirurgia maggiore, strettamente collegate con l’età e le condizioni cliniche del paziente, con la complessità e alla durata del procedimento e con l’entità delle perdite ematiche.


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