Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Università Cattolica del Sacro Cuore
Pacemaker per il controllo dell’incontinenza
11.02.2008
Al Policlinico Gemelli il primo impianto nel Lazio del più piccolo pacemaker per il controllo dell’incontinenza

Ha dimensioni ridotte e funziona come unpacemaker, anche se non sollecita il cuore ma controlla l’intestino e la vescica: è il nuovo e più piccolo strumento che risolve l’incontinenza fecale, quella urinaria e altri fastidiosi disturbi della defecazione e della minzione. È stato recentemente impiantato, per la prima volta nel Lazio, a una paziente di 61 anni con incontinenza fecale severa nell’Unità Operativa di Chirurgia Digestiva del Policlinico Gemelli di Roma. 

La tecnica della neuromodulazione sacrale, già praticata da diversi anni ma oggi facilitata da questo particolare e più piccolo pacemaker, un vero e proprio neurostimolatore, si è così evoluta per trattare al meglio le disfunzioni del pavimento pelvico che portano all’incontinenza o alla ritenzione fecale o urinaria. In particolare, di incontinenza fecale soffre una parte rilevante della popolazione (non meno del 2-3%) che però preferisce spesso non manifestare, per comprensibile vergogna, questo problema, rinunciando di fatto alle possibili cure.

“ I pazienti che soffrono di certe disfunzioni croniche intestinali e vescicali devono affrontare ogni giorno una vera e propria battaglia. La loro vita risulta condizionata da pannolini o assorbenti, nella continua preoccupazione che un’improvvisa perdita possa metterli in una condizione di comprensibile difficoltà, fino al punto di rinunciare a uscire di casa e a condurre una normale vita sociale. La neuromodulazione sacrale favorisce il controllo di alcuni disturbi fecali e urinari mediante l’impianto di un semplice sistema che invia lievissimi impulsi elettrici, attraverso un piccolo elettrodo, ai nervi sacrali, quelli che controllano gli organi deputati alla defecazione e alla minzione”, spiega il dr. Ratto.

 

L’impianto del nuovo dispositivo è mininvasivo e si effettua in anestesia locale. Negli studi clinici, la Terapia InterStim II, questo il nome del nuovo pacemaker, ha dimostrato di trattare efficacemente alcuni tipi di disturbi correlati al controllo dell’intestino e della vescica in molti pazienti che non avevano ottenuto risultati o non tolleravano altri trattamenti farmacologici.

 

Ad oggi il nuovo pacemaker è stato impiantato in 10 pazienti. In tutti l'intervento di impianto è risultato tecnicamente più semplice ed i pazienti hanno riferito di tollerare molto bene la presenza "discreta" dell'elettrostimolatore sottocutaneo.

 

Benché siamo tra i primi ad aver fatto ricorso a questa nuova evoluzione tecnica, non siamo di fronte a una sperimentazione. La Terapia InterStim è già stata indicata da tempo come trattamento standard per le disfunzioni croniche fecali e urinarie e viene attualmente applicata nei più importanti centri di chirurgia, urologia, uro-ginecologia italiani; nel mondo oltre 30.000 pazienti beneficiano già di questa terapia. Le indicazioni codificate includono i sintomi della incontinenza fecale, stipsi, vescica iperattiva, ritenzione urinaria, e dolore pelvico cronico. Presenta un grandissimo vantaggio: medici e pazienti possono valutare l’efficacia della terapia con un semplice test, ovvero una stimolazione di prova, prima di procedere all’impianto definitivo del sistema”, conclude Ratto.

 

Come funziona il pacemaker?
Il sistema InterStim II è costituito da un piccolo neurostimolatore (poco più grande di una moneta da 2 euro) e un elettrodo. Il neurostimolatoreviene impiantato nel sottocute della regione glutea, mentre l’elettrodo viene posizionato attraverso un minuscolo foro della pelle che ricopre l’osso sacro, in anestesia locale.

Il neurostimolatore invia un piccolo impulso elettrico che, attraverso l’elettrodo, giunge ai nervi sacrali e da essi a, retto, ano, vescica, muscoli del pavimento pelvico. Nel corso della sua normale attività quotidiana il paziente non percepisce generalmente alcuna sensazione dovuta allo stimolo elettrico o, tutt’al più, un lieve “fremito” non fastidioso in alcune posizioni.

Con un programmatore esterno il medico regola lo stimolatore in modo daottimizzare la terapia per ogni paziente. Attraverso il piccolo telecomando fornitogli in dotazione, il paziente può accendere, spegnere e regolare l’intensità della stimolazione, ma solo raramente, quando necessario.


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