Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Università Cattolica del Sacro Cuore
Tecniche Chirurgiche Tradizionali e Innovative
11.04.2008
Le tecniche tradizionali e le tecniche

Le tecniche chirurgiche tradizionali

Le tecniche chirurgiche tradizionali per la cura del prolasso si basano principalmente sulla correzione dei difetti della statica pelvicamediante interventi laparotomici o transvaginali che prevedono l’utilizzo delle strutture fasciali preesistenti e spesso l'isterectomia (asportazione dell’utero).

Queste strutture fasciali sono però “deboli” per insufficienza di collagene, hanno resistenza variabile, e sono traumatizzati, e dunque ulteriormente indeboliti dalla dissezione chirurgica necessaria per effettuare l’intervento; a causa di tale deterioramento dei tessuti le tecniche tradizionali per il trattamento del prolasso vaginale presentano un tasso di recidive piuttosto elevato: nella letteratura scientifica internazionale sono riportate percentuali che variano dal 100% al 30% cioè oltre una donna su quattro sottoposta a tale chirurgia ricostruttiva vede manifestarsi nuovamente il problema con percentuali di recidiva elevate (5-35%, a seconda delle casistiche).

Le tecniche chirurgiche innovative

E' per scongiurare le recidive, e anche per rendere l'intervento più semplice e meno traumatico, che negli ultimi anni si sono diffuse tecniche chirurgiche di nuova generazione, cosiddette “di sostituzione”, che prevedono l'utilizzo di materiali protesici biocompatibili (reti ) che,posizionate per via trans-vaginale, possono garantire una correzione di più lunga durata di prolassi anche complessi (ad esempio, coinvolgenti più compartimenti pelvici) senza richiedere necessariamente la contestuale asportazione dell'utero.

Tale tecnica è indicata per tutte le tipologie di prolasso vaginale sia del comparto anteriore (vescica) che del comparto centrale-posteriore (utero, volta vaginale, retto); l’operazione si esegue in anestesia spinale o peridurale e si basa sull’uso di una rete in prolene che sostituisce il supporto originario del pavimento pelvico.

La possibilità di “salvare” l’utero assicura alla donna una serie di vantaggi in quanto l’asportazione di tale organo comporta importanti conseguenze come una menopausa "immediata" con tutti i sintomi ad essa legati: aumento di peso, insonnia, stanchezza, problemi urinari, mal di testa, irritabilità, ansia, palpitazioni, vampate, rapporti sessuali difficili o dolorosi, ma soprattutto problemi psicologici e relazionali legati all’importanza di un organo collegato alla maternità e all’identità femminile.

 

 

Esempio di rete protesica per la correzione del prolasso anteriore

 

 

Esempio di rete protesica per la ricostruzione completa del pavimento pelvico

 

 


Inserire l'e-mailFormato non valido.



© 2016 Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli - Codice Fiscale e P.IVA n. 13109681000
Sede Legale Largo Francesco Vito 1, 00168 Roma - Sede Operativa Largo Agostino Gemelli 8, 00168 Roma
Tutti i diritti riservati/All Rights Reserved

Mappa del Sito | Informativa sulla Privacy | Avvertenze | Condizioni generali di utilizzo e consultazione del sito | Redazione | Webmaster