Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Università Cattolica del Sacro Cuore
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Ambulatorio Cornea


Responsabili/Referenti
Dott. Antonio Capobianco
Ubicazione
Columbus

I DIFETTI DI RIFRAZIONE

In un occhio “normale” (emmetrope) i raggi luminosi provenienti da una fonte luminosa vengono messi a fuoco sulla retina attraverso il sistema di lenti oculari (cornea e cristallino), fornendo un’immagine nitida. In tutti gli altri casi si parla di difetti di rifrazione, o ametropie. Sono difetti di rifrazione la miopia, l’ipermetropia e l’astigmatismo.

Nella miopia vengono percepiti come sfuocati tutti gli oggetti lontani. A seconda della gravità del difetto si parla di miopia lieve, moderata o elevata.

L’ipermetropia implica una difficoltosa visione per vicino mentre per lontano può essere compensata entro certi limiti mediante il meccanismo dell’accomodazione, cioè la modificazione naturale del potere del cristallino che consente la messa a fuoco dell’immagine: ciò consente di vedere nitidamente al prezzo di un certo sforzo, che comporta affaticamento visivo.

L’astigmatismo è un’ametropia caratterizzata da un potere rifrattivo differente lungo i diversi meridiani oculari: si tratta di un difetto rifrattivo dipendente principalmente dalla cornea (e in misura molto minore dal cristallino).

La correzione ottica dei difetti rifrattivi si avvale di occhiali o lenti a contatto.

La chirurgia rifrattiva trova applicazione nella correzione di questi difetti, sia da un punto di vista estetico (desiderio di non portare gli occhiali) che funzionale, con un’indicazione maggiore nel caso di difetti elevati, nelle differenze di rifrazione importanti fra i due occhi (anisometropie elevate) e in alcuni tipi di attività lavorative (militari, piloti, ecc.).

Per eseguire l’intervento di chirurgia rifrattiva è necessario sottoporre i pazienti a un’attenta valutazione rifrattiva ed oculistica preoperatoria:

  • Valutazione dell’acuità visiva in condizioni fisiologiche e in cicloplegia (paralisi farmacologica dell’accomodazione),
  • Esame tomo-topografico corneale, per l’analisi della superficie corneale anteriore e posteriore ed esame pachimetrico corneale, per lo studio degli spessori della cornea
  • Esame al microscopio endoteliale, per valutare lo stato di salute delle cellule endoteliali corneali
  • Pupillometria, per la misura delle dimensioni della pupilla nelle diverse condizioni di illuminazione.

INTERVENTI CHIRURGICI

Laser ad eccimeri (laser UV ad alta energia)

  • PRK – trattamento di superficie che permette di rimodellare la cornea in modo da mettere a fuoco sulla retina i raggi luminosi, aumentando o diminuendo il potere rifrattivo corneale. Indicata per difetti lievi e moderati. Bruciore e lacrimazione sono comuni nei primi 3-4 giorni dopo l'intervento;
  • LASIK –trattamento intrastromale, che prevede un primo tempo chirurgico nel quale viene creato un piccolo lembo di tessuto corneale superficiale (con microcheratomo o Femtolaser), seguito dal trattamento vero e proprio mediante laser ad eccimeri. Indicata per difetti più elevati rispetto alla tecnica precedente. Consente un recupero visivo più rapido e meno doloroso;
  • Cheratotomie curve (AK) – trattamento incisionale per la correzione di astigmatismi elevati eseguite con il laser a femtosecondi.

Impianto di lenti intraoculari

Rappresenta una valida alternativa nei casi di difetti rifrattivi molto elevati o nei casi in cui è controindicata la chirurgia mediante laser ad eccimeri (spessore corneale insufficiente, difetto visivo elevato, diametro pupillare molto ampio, ecc.)

  • Impianto di lenti fachiche – inserite anteriormente all’iride o fra iride e cristallino (a seconda del tipo di lente);
  • Impianto di IOL toriche – permettono la correzione di astigmatismi. Utili anche nella correzione secondaria dell’astigmatismo post-operatorio nei trapianti di cornea;
  • Impianto di IOL multifocali – correzione della presbiopia, ovvero della visione da vicino, oltre al difetto rifrattivo per lontano.

Impianto di anelli intrastromali (INTACS)

L’impianto di anelli intrastromali corneali ha permesso di correggere difetti visivi non correggibili con laser ad eccimeri (cornee sottili, astigmatismi irregolari, cheratoconi frusti, ectasie iatrogene) con buoni risultati, come valida alternativa ad eventuale trapianto di cornea.

L'ambulatorio di cornea e chirurgia rifrattiva


Quali le principali cause delle perdite uditive e come vengono classificate.

Le perdite uditive possono essere suddivise sostanzialmente in due gruppi: trasmissive e neurosensoriali

Le ipoacusie trasmissive si verificano quando il timpano e/o gli ossicini dell'orecchio medio non trasmettono le vibrazioni sonore all'orecchio interno, mentre la coclea e il nervo acustico funzionano normalmente. La sordità di trasmissione può determinare una perdita uditiva di entità lieve/media. Le principali cause di sordità di trasmissione sono: le infezioni dell'orecchio medio (otiti), l'otosclerosi, le lesioni traumatiche e i difetti congeniti.

Le ipoacusie neurosensoriali sono generalmente causate da un malfunzionamento della coclea (orecchio interno) dovuto al danneggiamento di alcune o della maggior parte delle cellule ciliate che si allineano lungo la coclea, oppure da un danno del nervo uditivo o delle vie nervose. Le cellule ciliate danneggiate non sono in grado di trasformare il segnale acustico in impulsi nervosi. Più cellule sono danneggiate, più grave sarà la sordità.

Le principali cause di sordità neurosensoriale sono: ereditarie, degenerative  (diabete, vasculopatie, invecchiamento), esposizione eccessiva a rumori, uso di farmaci ototossici, infettive, traumatiche.

Tra le cause di ipoacusie neurosensoriali da danno delle vie nervose ricordiamo la sclerosi multipla, la neurofibromatosi di tipo II.

Sulla base della entità della perdita uditiva si definiscono di grado lieve (perdita uditiva da 20 a 40 dB), medio (da 41 a 70 dB), grave (da 71 a 90 dB), profonda (>90 dB).

La diagnosi

La diagnosi di ipoacusia nel bambino va effettuata al più presto possibile, in modo da consentire l'attuazione celere di un programma terapeutico valido. Infatti quanto minore è il periodo di deprivazione uditiva, tanto minori saranno i deficit comunicativi.

L'iter diagnostico prevede una anamnesi accurata, un esame obiettivo, esami audiologici con metodologie obiettive (impedenzometria,  ABR-potenziali evocati uditivi del tronco encefalico, elettrococleografia) o soggettive (audiometria comportamentale)  ed eventuali indagini di diagnostica per immagini (TC o RM).

Lo screening audiologico neonatale è effettuato sui bambini a rischio di sordità (patologie gravidiche, ipossia neonatale, familiarità ecc.) e si avvale di ABR (potenziali evocati del tronco encefalico) e delle EOAEs (otoemissioni acustiche o echi colceari) che possono essere impiegate anche nello screening audiologico neonatale universale, ovvero effettuato su tutta la popolazione neonatale. Negli adulti gli  esami audiologici di base includono l'audiometria tonale e vocale.

Per lo studio delle ipoacusie corticali vengono anche utilizzate le metodiche per immagine funzionali più avanzate come la PET e la SPET.

 

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